Michele Bazzana
Cross 20

23 gennaio - 6 marzo 2010
January 23 - March 6, 2010

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Fabio Paris Art Gallery è lieta di presentare Cross 20, la seconda personale di Michele Bazzana, reduce dalla sua residenza di tre mesi a Parigi. Bazzana prosegue il suo lavoro di smontaggio e riassemblaggio di elementi meccanici provenienti da oggetti di uso quotidiano in nuove macchine “allegoriche”, il cui funzionamento non è più dettato da esigenze utilitaristiche ma poetiche. In questo caso, l'oggetto di partenza è una bicicletta del tipo Saltafossi, un modello agonistico divenuto popolare fra gli adolescenti negli anni Ottanta, che nella memoria dell'artista rappresenta un salto nella meccanica dello spostamento e nelle possibilità dell'immaginazione, o di uno stacco fisico da terra, nel migliore dei casi; il risultato finale ruota appunto attorno ai concetti di “stacco”, di “salto”, di “attrito”, di “tentativo”, di “frenata” e di “rumore”.
Tutti i lavori in mostra sono legati da un'energia potenziale repressa e tutti hanno un' energia latente che è data dall'attimo, e dal ricordo della loro originaria destinazione. E tutti si concentrano sul momento dello “stacco”, della separazione dell'oggetto dal suo piano d'appoggio: «il momento – spiega l'artista – in cui l’ombra perde il contatto con l’oggetto, il momento in cui l’ombra è un’altra cosa».
Il primo lavoro è una scultura a parete data dall'assemblaggio di diversi freni di bicicletta su un listello di legno, la spina dorsale di un animale preistorico pronta a rimetterne in moto, da in momento all'altro, le articolazioni.
Il secondo è una vecchia bicicletta che traccia con il manubrio un'onda sulla parete della galleria.
Il terzo è l'istante del salto, lo stacco da terra, i primi centimetri di volo, quando la polvere dell'attrito si confonde coi pixel di un'immagine a bassa risoluzione.

Michele Bazzana
Cross 20

Fabio Paris Art Gallery is delighted to present Cross 20, its second solo exhibition of Michele Bazzana, just back from a three-month residency in Paris. Bazzana continues with his practice of taking everyday objects to pieces and reassembling their mechanical components into new “allegorical” machines, which function according to poetic criteria rather than utility. This time he started with a trial bike, the kind which became popular with teenagers in the eighties, which in the artist’s memory represents a leap in the mechanics of movement and the possibilities of the imagination, or a physical take-off, at best. And the end result revolves around the concepts of “take-off”, “jump”, “friction”, “attempt”, “brake” and “noise”.
All the works in the exhibition are connected to potential, repressed energy and all of them possess a latent energy lent by the moment, or the recollection of their original purpose. They all focus on the moment of the “take-off”, the separation of the object from the surface: as the artist explains, “this is the moment when the shadow loses contact with the object, when the shadow becomes a different thing”.
The first work is a wall-mounted sculpture created by assembling various bike brakes on a strip of wood, like the backbone of a prehistoric animal ready to get its joints moving at any moment.
The second is an old bike, the handlebars of which trace a wave on the wall of the gallery.
The third is the moment of the leap, the take-off, the first few centimetres of flight, with the dust of the friction mingling with the pixels of a low resolution image.