Yumi Karasumaru
T/okyo agers

14 maggio - 30 giugno 2005

Uno degli elementi caratterizzanti la produzione artistica di Yumi Karasumaru è la costante relazione con le sue origini, con il suo Paese, il Giappone. Ricordi, memorie, drammi personali e collettivi, riti e abitudini, entrano in modi differenti nei suoi quadri e nelle sue performance. La distanza che ha frapposto tra lei e il suo luogo natale è un antidoto sufficiente contro gli errori di una visione che rischierebbe di essere troppo appassionata e dunque incapace di leggere il proprio presente. È una misura che le garantisce lo spazio sufficiente per distaccarsi dalla contingenza della vita quotidiana, ma che le permette ugualmente di riappropriarsi, con uno sguardo diretto e interessato, delle proprie radici e di mettere a nudo se stessa.
Dal ‘95 ha cominciato a dipingere una serie di quadri su Hiroshima e Nagasaki, a 50 anni da quell’episodio tremendo, forse troppo lontano dalla nostra Europa per riuscire a farci ancora riflettere con la sufficiente profondità sul suo significato e sul dramma che ne è conseguito, ma ancora così vivo in Giappone.

A quelle immagini, nel corso del tempo, si sono alternati ritratti di gruppi famigliari e di teenager (che sono anche il soggetto di questa mostra). Anche in questa nuova tappa del suo cammino artistico, Yumi Karasumaru, ci mostra come la Storia del suo Paese si intreccia con le singolari storie delle persone che lo abitano, fatti reali quanto i grandi avvenimenti che riempiono le pagine dei libri e dei quotidiani. I suoi lavori sono, quindi, l’analisi di una società che ha subito la modernizzazione e l’occidentalizzazione dei costumi in modo apparentemente morbido, ma che al suo interno ha forse subito traumi più profondi di quanto possa sembrare in apparenza.

(….) Probabilmente attraverso i ragazzi che abitano questi quadri possiamo vedere cosa è cambiato in questo Paese (e aggiungerei non soltanto in Giappone) solo negli ultimi anni e come agli occhi di una persona di una differente età, quel mondo si sia popolato di simboli, valori, rituali che fanno apparire questi giovani quasi come delle figure aliene.

Possiamo usare anche l’analisi della realizzazione dei quadri come una chiave ulteriore di lettura dei lavori di Yumi Karasumaru: i quadri partono da immagini fotografiche che l’artista stessa ha raccolto in Giappone, frutto di incontri casuali in cui sempre ha chiesto il permesso di scattare quelle foto.
La breve relazione instaurata dall’artista ci permette di guardare in volto questi ragazzi, ci consente di coglierne lo sguardo. La tecnica stessa è una raffinata soluzione di stesura di colore (ottenuto da miscele che lei stessa prepara per trovare la giusta tonalità) che simula la piattezza delle immagini computerizzate e, allo stesso tempo, la trama di un ricamo, in cui Yumi Karasumaru cerca nuovamente un continuo punto di bilanciamento tra slancio emotivo e distacco. Ultimamente le zone di bianco si sono allargate rendendo il quadro più “essenziale”, senza però perdere di vista la ricerca della giusta distanza tra memoria e quotidianità, tra profonda partecipazione e sguardo indagatore, tra se stessa e gli altri.

– Roberto Pinto