| GIANFRANCO MILANESI | ||||||||||||||||
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| Cèrata Tabula Cera una volta... una tavola di legno. Cera una volta... una tabula rasa. Cera una volta il caos, il gesto, l’azzeramento... Per Gianfranco Milanesi, in principio era il magma: la materia si realizza nel gesto. Dalla decantazione di tutta questa energia nasce una pittura rarefatta e monocroma: il grado zero dell’azzeramento. C’era una tavola incerata, non una tavoletta per scrivere i pensieri ma per modellare superfici monocrome di paraffina alla ricerca di trasparenze alabastrine: CERA FINGERE, CERA EXPRIMERE. Da tutto questo annullamento aniconico affiora in superficie una silhouette: il puro contorno di un’immagine. Sono Di-segni Di-cera: ora fiori, paesaggi, visi; ora interni domestici. Il salotto, il bagno, il camino, la cucina, la cameretta, sono interior design che si nutre della banalità iconografica nel quotidiano della privacy. Il processo creativo di Gianfranco Milanesi parte aggiungendo sovrapposizioni di cera bollente: prima il nero che disegna poi la paraffina biancolatte che ricopre il tutto. Che cosa apparirà? Qui ha inizio la fase inversa del togliere: la tavola è pian piano rasata per scoprire lentamente l’opera. Cera una volta... - Un re! - diranno subito i miei piccoli lettori. No, ragazzi, avete sbagliato. Cera una volta un pezzo di legno, anzi su quella tavola incerata, Gianfranco... c’era e non cera... Francesco Bonazzi Luoghi, storie e volti che la cera rapprende in spazi bianchi segnati e disegnati da linee nere come moderni graffiti, accumuli e segrete laminazioni su tavola di legno, oggetto che non è un quadro e rifiuta le definizioni, lasciando parlare solo l’immagine; con un linguaggio lineare, che mutua dal fumetto underground l’incisività sferzante del segno per raccontare la vita. Non situazioni-limite, ma una quotidianità che la metropoli tinge sottilmente di violenza, di una strisciante tensione. In questi interni spogli dal mobilio standardizzato si muovono personaggi cui l’anonimità conferisce una sorta di strana aura epica, che la struttura dei quadri, concepiti come sguardi su oggetti spazi e persone, sottolinea con l’eloquenza di uno zoom. Eroi senza nome di una cultura metropolitana sempre in bilico fra banalità e poesia, colti in situazioni che si concatenano dall’uno all’altro quadro per raccontare storie contemporanee, ordinarie forse o forse no, cui la tecnica raffinata ed inusuale di Milanesi riesce a dare carne e spessore nuovo, respiro e gesto che riduce all’essenziale e rivela la vita, e l’energia che scorre sotto, e l’amore sensuale, e la rabbia dentro. Cèrata Tabula |
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